LA CARTA DELLA LAICITA’ DELLA SCUOLA FRANCESE. E NOI?

Una più forte iniziativa laica per difendere la scuola pubblica e l’art.33 della Carta Costituzionale – di Marco Rocchi

 

–     Dieci anni or sono, il ministro francese dell’educazione nazionale Vincent Peillon – socialista e per inciso massone affiliato al Grand Orient de France – emanava la Carta per la laicità della scuola.

Si tratta di un decalogo che vale la pena di riproporre, suddiviso nelle due sezioni dai titoli, incisivamente lapidari: “La Repubblica è laica” e “La scuola è laica”:

La repubblica è laica

  1. La nazione sancisce come missione fondamentale della scuola non solo la trasmissione di conoscenze, ma anche la condivisione con gli alunni dei valori della Repubblica.
  2. La Francia è una repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale. Essa garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge sull’intero territorio e rispetta tutte le religioni.
    3. La repubblica laica stabilisce la separazione tra le religioni e lo stato, che è neutrale nei confronti delle convinzioni religiose o spirituali. Non esiste una religione di stato.
    4. La laicità garantisce la libertà di coscienza di tutti: ognuno è libero di credere o non credere. Essa permette la libera espressione delle proprie convinzioni, nel rispetto di quelle degli altri e nei limiti dell’ordine pubblico.
    5. La laicità consente l’esercizio della cittadinanza, conciliando la libertà di ciascuno con l’uguaglianza e la fraternità di tutti, nel contesto dell’interesse generale.
    6. La repubblica garantisce il rispetto di tutti i propri principi negli istituti scolastici.

La scuola è laica

  1. La laicità della scuola offre agli studenti le condizioni adeguate per forgiare la propria personalità, esercitare il libero arbitrio e formarsi alla cittadinanza. Essa li tutela da qualsiasi forma di proselitismo e da ogni pressione passibile di pregiudicare le loro libere scelte.
    8. Essa garantisce l’accesso a una cultura comune e condivisa.
    9. Consente agli studenti l’esercizio della libertà di espressione nei limiti del buon andamento della scuola e del pluralismo delle convinzioni.
    10. Stabilisce il rifiuto di ogni violenza e discriminazione, garantisce l’uguaglianza tra maschi e femmine e trova il proprio fondamento nella cultura del rispetto e della comprensione dell’altro.
    11. Tutto il personale è tenuto a trasmettere agli studenti il senso e il valore della laicità, come pure degli altri principi fondamentali della repubblica, nonché a vigilare sulla loro applicazione nel contesto scolastico.
    12. Il personale è altresì tenuto a portare la presente carta a conoscenza dei genitori degli studenti.
    13. Il personale deve essere assolutamente neutrale: nell’esercizio delle proprie funzioni non deve pertanto esprimere le proprie convinzioni politiche o religiose.
    14. Gli insegnamenti sono laici. Al fine di garantire agli studenti l’apertura più obiettiva possibile alle diverse concezioni del mondo, nonché alla vastità e alla correttezza dei saperi, nessuna materia è esclusa a priori dalla sfera scientifica e pedagogica.
    15. Nessuno studente può appellarsi a una convinzione politica o religiosa per contestare a un insegnante il diritto di trattare una parte del programma.
    16. Le norme di comportamento relative ai diversi ambienti scolastici, specificate nel regolamento interno, sono rispettose della laicità. E’ vietato invocare la propria appartenenza religiosa per rifiutare di conformarsi alle regole applicabili nella scuola della repubblica. Negli istituti scolastici pubblici è vietato esibire simboli o divise tramite i quali gli studenti ostentino palesemente un’appartenenza religiosa.
    17. Con le loro riflessioni e le loro attività, gli studenti hanno la responsabilità di diffondere questi valori all’interno del proprio istituto.

Inutile raccontare lo sconforto che coglie il mondo laico italiano nel constatare quanto un tema così sentito oltralpe sia ignorato (o più spesso calpestato) nella nostra Repubblica.

Certo, i motivi sono tanti.

La Francia ha una storia, spesso rivoluzionaria, intrisa di valori laici: non solo la rivoluzione francese, ma poi il Quarantotto, la Comune di Parigi del 1871, il maggio francese, sono segni di un percorso – tra le altre cose – inequivocabilmente nel solco della conquista prima, e della difesa poi, della laicità.

Al contrario in Italia  c’è la presenza – sul piano geopolitico ma non solo – di un potente Stato teocratico ancora troppo invasivo, che ha fatto della Repubblica Italiana una provincia vaticana. Un Risorgimento non concluso e gli scellerati Patti Lateranensi voluti dall’Uomo della Provvidenza (e imposti in Costituzione col beneplacito di Togliatti) ha condotto a un’invadente presenza della enclave pontificia d’Oltretevere, oggi più che mai (almeno per chi come me non creda alla facciata aperturista del pastore gesuita argentino).

A questo aggiungiamo la quasi totale scomparsa parlamentare del polo laico della cosiddetta Prima Repubblica (PRI, PLI, PSDI e PSI), e la caduta della Democrazia Cristiana (cioè del partito di riferimento del mondo cattolico) che ha generato una rincorsa da parte di tutti i partiti della Seconda Repubblica ad accaparrarsi, con atteggiamenti tutt’altro che orientati alla laicità dello Stato, il voto cattolico e l’appoggio curiale. Se dovesse servire un esempio (legato proprio al mondo della scuola) tra gli innumerevoli altri, basterà citare il vergognoso machiavello legislativo di D’Alema a favore delle scuole private (la stragrande maggioranza delle quali cattolica): non potendo scavalcare il principio costituzionale che prevede la libertà di tali scuole, purché senza spese a carico dello Stato (“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, si legge nell’articolo 33), ha deciso l’erogazione di un bonus alle famiglie che iscrivano i propri figli in tali scuole. D’altra parte l’ex comunista D’Alema non manca mai in Piazza San Pietro alla proclamazione di un Santo, specie se si tratta del franchista fondatore di Opus Dei, Josemarìa Escrivà de Balaguer.

Ma invece che per la celebrazione del suo decennale, la Carta della Laicità della scuola francese è oggi tornata alla ribalta perché, a sentire i giornali più destrorsi, in suo nome sarebbe stata vietata la rappresentazione di un musical ispirato alla figura di Bernadette, la veggente di Lourdes. Ebbene, se si va oltre i titoli di questi giornali (sempre che la nausea lo consenta), si scopre che la realtà è differente: valutata la confessionalità dell’opera, in base alla Carta il ministero ha deciso di non finanziare, né di inserire nel programma formativo e culturale scolastico, il musical in questione. Nessun divieto, dunque, e ci mancherebbe altro: ma non coi denari pubblici e non nella scuola pubblica.

Occorre vigilare, perché la regressione verso posizioni sempre meno laiche e sempre più clericali (o clerico-fasciste) è in agguato e passa anche attraverso queste false notizie divulgate da servi sciocchi del conservatorismo.

E soprattutto occorre rilanciare l’idea di una rappresentanza politica apertamente laica, che faccia propri i valori che dopo l’Unità avevano messo radici, poi estirpate dal fascismo e dall’insano asse tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista.