“CHIAMATA ALLE ARTI”

Conoscere l’AFAM, il suo valore culturale ed economico per l’Italia, rilanciarne ruolo ed autonomia.

di Giovanni Pucciarmati – Segretario Nazionale UIL-Ricerca/Università/AFAM

– Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, in un ricco “pamphlet” dedicato alcuni mesi fa alla presentazione del settore dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (AFAM), usò un motto che a noi piacque molto. Pensiamo che sia appropriato riproporlo proprio dalle pagine del battagliero “Lucifero”: “Chiamata alle Arti”.

È vero, infatti, che quello della formazione artistica è sempre stato, e dovrà essere in futuro, non solo un valore aggiunto della peculiarità e della tradizione nazionale, ma anche e sempre di più uno strumento fondamentale di sviluppo produttivo e di crescita economica, checché ne dicano quanti hanno beffardamente affermato che “con la cultura non si mangia!”.

L’iniziativa del MIUR, con il nostro essenziale sostegno, mirava giustamente alla valorizzazione del comparto puntando a quell’opera di più forte sostegno ed investimento che il Paese è chiamato ad operare nel campo della formazione artistica e musicale, settore al quale con la riforma del 1999 (come vedremo ancora in gran parte incompiuta) i poteri pubblici hanno inteso riconoscere piena autonomia e sostanziale e formale equiparazione alle istituzioni universitarie.

Il sistema AFAM (dati MIUR 2013-2014) è composto di circa 100 istituzioni pubbliche diffuse su tutto il territorio nazionale: 20 Accademie di Belle Arti Statali, 55 Conservatori di musica (con 4 sedi distaccate), 5 ISIA (Istituti Superiori per le Industrie Artistiche), 1 Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, 1 Accademia Nazionale di Danza, 18 Istituti Superiori di Studi Musicali “ex pareggiati”. A questi si aggiungono: 20 Accademie legalmente riconosciute (tra cui le 5 storiche di Genova, Verona, Perugia, Bergamo, Ravenna), 17 altri Istituti non statali autorizzati a rilasciare titoli con valore legale.

Notevole è anche il patrimonio di risorse umane impegnato nel settore: circa 90 mila studenti iscritti (di cui circa il 12% stranieri), 8 mila docenti a contratto indeterminato e determinato, più di 4 mila docenti con contratti di collaborazione, 2500 sono le unità di personale tecnico-amministrativo.

Come si vede una “ponderosa” e soprattutto qualificata realtà, diffusa ed  innervata alle grandi  tradizioni culturali e artistiche del territorio italiano (a questo proposito nelle Marche operano le Accademie di Belle Arti di Urbino e Macerata, i Conservatori “G.B. Pergolesi” di Fermo e “G. Rossini” di Pesaro, l’Istituto Musicale Pareggiato “Pergolesi” di Ancona, l’Istituto Poliarte di Ancona).

Parlavamo sopra della riforma del settore alla cui gestazione e concreta realizzazione come docenti, rappresentanti sindacali e profondi conoscitori delle strutture abbiamo dato, e stiamo dando tuttora, il nostro impegnato contributo.

Ebbene con essa (L. 508/1999) il legislatore ha inteso soprattutto riconoscere larga autonomia al settore e dare valore di tipo universitario ai diplomi rilasciati dalle strutture dell’AFAM ponendolo appunto a suo tempo sotto la vigilanza del Ministero dell’Università e della Ricerca.

In effetti a tutti appariva inaccettabile, nonché paradossale, che con le nostre grandi tradizioni artistiche, musicali e culturali, che vedono primeggiare l’Italia nel mondo, ai protagonisti italiani non venisse riconosciuta una equiparazione agli analoghi professionisti stranieri (con evidente squilibrio nel mercato del lavoro di riferimento) e, nel contempo, che gli stessi atenei (v. DAMS) si ponessero in concorrenza con le strutture dell’AFAM.

Appare opportuno al riguardo citare testualmente l’art. 4 della riforma del ’99 che nella sua formulazione sintetizza e precisa la chiara volontà e scelta del legislatore:

Le istituzioni di cui all’ art. 1 (ndr. AFAM) sono sedi primarie di alta formazione, di specializzazione e di ricerca nel settore artistico e musicale e svolgono correlate attività di produzione. Sono dotate di personalità giuridica e di autonomia statutaria, didattica, scientifica, amministrativa, finanziaria e contabile ai sensi del presente articolo, anche in deroga dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, ma comunque nel rispetto dei relativi principi”.

Fin qui apparentemente tutto bene. Ma non è così. E’ aperta ora una nuova e decisiva fase nella vita del settore.

Sono, infatti, lo stesso MIUR, le stesse istituzioni pubbliche che vollero quella riforma ad affermare a distanza di quasi venti anni che “la Legge 508 è rimasta in gran parte inattuata, gli obiettivi di quel progetto non sono mai stati pienamente raggiunti, e si è invece di fatto realizzata una sorta di autonomia “controllata” che rappresenta il grande limite di questo comparto formativo. Un ibrido di regole, parte della scuola e parte dell’università; un ibrido che ha vincolato invece che liberare energie, che ha creato eccezioni e limiti (…) che non aveva alcuna visione dell’alta formazione artistica e musicale come di un asset strategico dell’Italia nel mondo. Adesso (…) abbiamo bisogno di un nuovo disegno”.

Un nuovo progetto, dunque, al quale il sindacato intende dare un contributo importante sostenendone i capisaldi fondamentali a cominciare dalla valorizzazione professionale ed occupazionale del personale, anche alla luce delle recenti nuove disposizioni intervenute in ambito pubblico e per quanto riguarda il precariato.

Si, un nuovo disegno che finalmente possa far emergere e portare alla luce quel mondo di conoscenze, esperienze e passioni che rimane in gran parte sconosciuto ai più e che continua nonostante tutto, all’interno dei Conservatori e delle Accademie, a produrre cultura ai livelli più alti, quella cultura del “saper fare l’Arte” che tutto il mondo ci invidia.

Occorre però che il disegno di ridefinizione di tutto il sistema venga tratteggiato tenendo bene a mente la complessità delle linee d’azione, volte a riportare serenità all’AFAM risanando le numerose criticità prodotte da un’inerzia governativa lunga ben 17 anni.

Resta un fatto imprescindibile, comunque, che ogni strategia, qualsivoglia obiettivo programmatico volto al raggiungimento di un tale ambizioso progetto di ridefinizione del sistema dell’Alta Formazione Artistica debbano nutrirsi della consapevolezza che tutti i soggetti coinvolti (studenti, docenti, personale amministrativo) sono i veri motori del cambiamento: solo l’azione costante ed indefessa, all’interno delle singole Istituzioni, di tutti coloro che operano nella direzione della valorizzazione e del continuo miglioramento degli standard qualitativi nell’ambito della didattica, dell’organizzazione e della gestione delle attività potrà essere in grado di attivare quel processo di trasformazione che da troppo tempo ci si attende possa giungere dal Governo.

La “chiamata alle Arti” è prima di tutto un appello rivolto a tutti coloro che vogliono accogliere e far propria l’idea che le Accademie e i Conservatori rappresentano un patrimonio inestimabile, il patrimonio di tutti gli italiani.