L’Unione dei Comuni di Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, può essere funzionale ad un processo più complessivo

A Visso si è tenuto un’incontro per tutto l’alto Nera (nessuna presenza dell’Amministrazione Comunale di Visso e di quella di Ussita, giustificata perché senza Sindaco, mentre ha partecipato ed è intervenuto a favore dell’ipotesi ha il primo cittadino, Mauro Falcucci, di Castelsantangelo sul Nera) per rilanciare l’idea dell’unione – paesi spopolati e in via di spopolamento – dei Comuni di Visso-Ussita-Castelsantangelo sul Nera, per la realizzazione di una comunità unica.

L’ipotesi, sostenuta dai numerosi partecipanti all’assemblea, può risultare positiva in se’, anche se non risolverebbe i numerosi problemi che si debbono affrontare e risolvere: oggi (la proposta è ben congeniata) dopo i tremendi terremoti, si metterebbero assieme tre debolezze.

Non è ben chiaro, poi, quali servizi e investimenti fondamentali sarebbero assicurati ai residenti di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera. Se non inserita in un progetto complessivo, che veda l’aggregazione di ulteriori Comuni e territori per confrontarsi con maggior determinazione con la Regione e lo Stato centrale, la soluzione presentata dall’assemblea è debole.

Sono convinto che se si realizzasse questa prima unione non si abbasserebbe la partecipazione dei territori, questo perché i nostri amministratori non vorrebbero far di meno dei loro predecessori del medioevo che, anche se in modo rozzo e per censo, attraverso le Guaite (il cui ricordo, grazie alle sfilate rievocative, è presente in tutti noi) avevano assicurato nelle decisioni il coinvolgimento dei territori di Visso e le valli dell’alto Nera. Questi territori erano già Comune unico – sballottati tra Umbria e Marche (la storia ne spiega i motivi) – poi divisi in Castello ed  Ussita per obiettivi demografici e non solo.

Sono perché si giunga, anche per le spinte formalizzate di autonomia, ad un nuovo assetto “amministrativo” con l’abolizione delle Provincie (si pensava a questa scelta già nel 1970!? con l’avvento delle Regioni) e l’istituzione delle macroregioni (Marche-Umbria-Toscana): se questa integrazione si realizzasse daremmo forza “politica” alle Regioni piccole (Umbria e Marche), e sarebbe facile per l’alto Nera unificato inserirsi in un comprensorio naturale che comprenda Preci, Norcia, Castelluccio.. Siccome questa scelta – a dir poco coraggiosa – è lontana dal realizzarsi, l’alto Nera dovrebbe proiettarsi verso Camerino, dove, da lungo tempo, si decide – anche per l’alto Nera – sulla sanità, trasporti, e per la scuola a Pievetorina.  La montagna, le zone interne, Camerino e l’alto Nera, devono contare di più non solo nel panorama politico delle Marche, ma anche in quello nazionale.

Non è possibile risolvere i problemi che ci circondano – terremoto, richiesta di provvedimenti specifici o diversi per le zone più colpite dal sisma, sviluppo economico e sociale – con il solo assistenzialismo o da soli ed isolati, ma definendo una prospettiva, un progetto largo, creando le necessarie sinergie e le alleanze indispensabili. Camerino deve saper aggiungere al suo attuale ruolo quello di città servizio – con l’aiuto dell’ Università di Camerino –  per il lavoro, la sanità (la popolazione sempre più anziana), i trasporti, i servizi, la cultura e il turismo che ci hanno sempre distinto, l’ambiente e la natura che creano lavoro, la scuola per le superiori e l’università presenti a Camerino…

Da Muccia all’alto Nera, e tutti assieme bisogna richiedere il tanto promesso riequilibrio tra zone forti economicamente e quelle deboli del nostro territorio regionale specialmente dopo i sismi.

Un’esempio per tutti: se non ci sono politiche “attraenti” da tutto il territorio a monte e verso Camerino la superstrada Foligno-Civitanova, invece di essere un’occasione positiva potrebbe divenire un ulteriore strumento di divario economico per le nostre zone, in particolare per il settore turistico.

Nessuno può pensare che possano rimanere nel nostro Paese più di 8000 Comuni – e relative amministrazioni –  i cui due terzi sono piccoli o piccolissimi, ed è quindi importante unificare guardando al futuro e alla crescita delle nostre aree con progetti specifici e inclusi, senza pensare all’unificazione come un mero strumento burocratico.

 

GIULIO LATTANZI